Sto leggendo “Le mille e una notte”, testo in due volumi che da tempo era sugli scaffali della mia libreria e mi strizzava l’occhio.
Non è un testo scritto da un autore soltanto: è piuttosto una raccolta di storie nate e tramandate nel tempo tra il Medio Oriente, la Persia, l’India e il mondo arabo.
Penso alle ultime folli dichiarazioni di Trump sulla distruzione di un paese che ha secoli di storia e una cultura millenaria. Va be … passiamo oltre.
I racconti contenuti nella predetta raccolta sono stati messi per iscritto in epoche diverse tra loro a partire dal IX secolo circa. L’opera viene definita una tradizione collettiva.
La figura di spicco è Sherazade. La sua storia è affascinante quanto le novelle che racconta.
Il re Shahriyar, tradito dalla moglie, affranto e addolorato, decide di vendicarsi uccidendola e sposando poi ogni giorno una nuova donna che viene fatta uccidere all’alba successiva.
Sherazade, figlia del suo fedele visir, si offre volontaria per sposarlo, ma con una strategia ben precisa: ogni notte inizia a raccontare una storia affascinante ed avvincente fermandosi poi sul più bello prima dell’alba. Il re, curioso di conoscere il seguito della storia, rimanda la sua esecuzione per ascoltarne la conclusione la notte successiva. Ma Sherazade continua ad interrompersi ogni mattina, intrecciando racconti dentro altri racconti. Così riesce a sopravvivere per “mille e una notte”, finché il re, ormai cambiato dalle sue storie e innamoratosi di lei, rinuncia definitivamente ad attuare la sua crudele vendetta.
Tra le storie più celebri di “Le mille e una notte”, ce ne sono alcune molto famose, diventate quasi simboliche. La più conosciuta in assoluto, per diffusione e immaginario, è probabilmente “Aladino e la lampada meravigliosa” che racconta del giovane Aladino che trova una lampada magica con un genio capace di esaudire ogni suo desiderio. Curiosamente, questo racconto non faceva parte delle versioni arabe più antiche: fu aggiunto nel XVIII secolo dal traduttore francese Antoine Galland, che lo raccolse da una tradizione orale. Ma altrettanto celebri e conosciute sono “Ali Baba e i quaranta ladroni” – con il famoso “Apriti sesamo” – e “I viaggi di Sinbad il marinaio”.
Ad ogni modo, la storia di Sherazade è la vera e propria spina dorsale di “Le mille e una notte”, ed è già di per sé un racconto potentissimo, soprattutto per l’epoca in cui sono ambientate le varie storie.
Lei è diversa da tutte le altre donne: è colta, intelligente, conosce poesie, storie e leggende. Decide volontariamente di sposare il re, pur conoscendo il rischio a cui va incontro, perché vuole fermare quella dolorosa spirale di morte. Il re, come suindicato, incuriosito dai suoi racconti, rimanda l’esecuzione per sentire il seguito di ognuno di essi. Notte dopo notte, costruisce un intreccio infinito di racconti dentro altri racconti: avventure, amori, magie, tradimenti, viaggi. Il re, da spettatore crudele, diventa ascoltatore sempre più coinvolto. Passano le notti – centinaia. Durante questo tempo, succede qualcosa di più profondo: il re cambia. Le storie di Sherazade gli mostrano esempi di giustizia, saggezza, compassione. Lentamente, la sua rabbia si scioglie. Dopo mille e una notte, non è più lo stesso uomo. A quel punto, Sherazade non è solo viva: è diventata la sua regina, e il re rinuncia per sempre alla sua vendetta.
“Le mille e una notte” non è solo una storia di astuzia: è una storia sul potere della parola. Sherazade non combatte con la forza, ma con l’immaginazione e l’intelligenza – e così riesce a trasformare un tiranno. Soprattutto, Sherazade non viene salvata dalla bellezza o dalla fortuna – e questo è veramente rivoluzionario per l’epoca ma anche per oggi – ma dalla cultura, dalla memoria, dalla capacità di raccontare e soprattutto dalla strategia. È lei che guida la situazione, mentre Shahriyar, che ha il potere assoluto (quello esercitato dagli uomini fino ai nostri giorni), finisce per dipendere da lei e per cambiare tramite lei.
E’ un ribaltamento notevole.
Detto questo, è importante non idealizzare troppo Sherazade. La raccolta nasce in una società profondamente patriarcale. In molte novelle le donne sono rappresentate anche in modo stereotipato o negativo (traditrici, seduttrici, malvagie, pericolose). Proprio per questo Sherazade spicca ancora di più: non è la norma, è un’eccezione quasi “rivoluzionaria”.
E c’è un altro dettaglio spesso trascurato: Sherazade non si limita a intrattenere, ma educa. Le sue storie parlano di giustizia, abuso di potere, vendetta, misericordia. In un certo senso, “rieduca” il re attraverso la narrazione – una forma di potere molto sottile, ma potentissima.
Per l’epoca, è un’idea forte: una donna che salva vite non con il sacrificio o la seduzione, ma con l’intelligenza.
Potrebbero somigliarle altre donne che, in epoche e culture diverse, si distinguono non solo per bellezza o destino, ma per intelligenza, parola e capacità di agire.
Penelope, per esempio, è spesso ricordata come la moglie fedele di Ulisse, ma ridurla a questo è ingiusto. Penelope è astuta: inventa lo stratagemma della tela (tessuta di giorno e disfatta di notte) per ingannare i pretendenti e guadagnare tempo. Usa l’intelligenza in modo silenzioso, ma decisivo.
Didone idem.
Prima di essere travolta dall’amore per Enea, è una sovrana capace e intelligente: dalla sua Fenicia approda sulle coste della attuale Tunisia e fonda Cartagine che governa brillantemente, fa prosperare attraverso decisioni politiche sagge e determinanti. È una figura complessa, dove razionalità e passione entrano in conflitto.
Poi c’è la mia preferita: Antigone, figlia di Edipo, che sfida la legge positiva del re Creonte in nome di una legge più alta. Quella divina. Non usa l’astuzia come Sherazade lei ma una lucidità etica e morale incrollabile.
Infine ci sono Saffo e Beatrice,
creativa e sensibile la prima, guida e sapienza la seconda.
Paragonandole tutte viene fuori un quadro interessante:
Sherazade: intelligenza narrativa e strategica
Penelope: intelligenza pratica e paziente
Antigone: intelligenza morale
Didone: intelligenza politica
Saffo: intelligenza espressiva
Beatrice: intelligenza simbolica e spirituale.
Non sono molte le donne della Storia, ma quando compaiono lasciano il segno.
In realtà le donne della Storia sono tante, ma la Storia è stata per secoli raccontata soltanto dagli uomini e loro le hanno lasciate “fuori”.
Anche per questo Sherazade affascina.
Entra prepotentemente in tutta la raccolta e finisce per esserne il collante e l’anima … bella, forte, intelligente, coraggiosa, impavida. Il meglio che una Donna possa esprimere!