Fedra aveva finalmente compreso, dopo essere stata vilmente lasciata tramite social da colui che per mesi aveva sbandierato il suo folle amore per lei, che lui era una persona ego centrata che aveva tratto giovamento emotivo da ognuna delle donne con le quali aveva intrattenuto una relazione più o meno definibile tale, per intensità e/o durata.
Aveva compreso, dunque, perché con la sua prima donna fosse finita. Benché non volesse mai chiamarla “fidanzata”, lei lo era stata e, probabilmente, si era sentita tale per anni: più grande di lui di vent’anni, intelligente, colta, professionalmente avviata, indipendente, autonoma e benestante.
Lui, ancora ragazzino, l’aveva seguita ovunque: al cinema, al teatro, nei ristoranti, a casa di lei, in villeggiatura; ovunque lei lo aveva voluto e dovunque gli si era donata, per poi, pian piano e subdolamente … dileguarsi.
Poverina … Fedra immaginava cosa doveva aver provato quella donna quando lui l’aveva “scartata” dopo averle succhiato l’anima e il portafogli. Capiva, ora, anche perché lei non avesse voluto più incontrarlo in vita sua, neanche per un semplice saluto e neanche quando aveva avuto gravi problemi di salute.
Quando lui lo aveva confidato a Fedra, lei non se lo era spiegato perché per lei, anima bella, se due persone si erano volute bene se ne sarebbero voluto per sempre, benché le loro vite avessero preso direzioni diverse.
E comprendeva anche, ora, Fedra, perché la relazione con quella sua prima donna era terminata nel momento in cui aveva fatto capolino nella sua vita “la Pugliese”; e perché, poi, lui avesse lasciato anche quest’ultima, con la scusa che lei rivendicava spazi e attenzione quando lui non era pronto a un maggior impegno di coppia, perché troppo concentrato su di sé e sui propri hobby e interessi.
Così lui si era quasi subito fidanzato con Nora – bellissima, intelligente ed esuberante giornalista – che lui stesso ammetteva di aver individuato e scelto anche “per calcolo” (a pochi isolati di distanza da casa sua in modo da vivere una relazione “comoda”, dopo anni che andava su e giù in auto dal Salento).
Fedra capiva ora, perché dopo di lei avesse poi scelto Elsa, giovanissima e talentosa cantante lirica, molto ricca ma un po’ rozza nei modi, ironica, sagace e intelligente.
Da Elsa, lui aveva tirato fuori nuova linfa che gli aveva donato serenità dopo lo strazio della precedente relazione, a suo dire “malata”, la quale aveva messo in discussione il suo “IO” e addirittura la sua virilità.
Fedra si era domandata come mai, con nessuna di queste sue donne, lui avesse mantenuto un briciolo di rapporto affettivo, un qualche legame emotivo in nome del sentimento che li aveva visti coinvolti.
Lei, dal canto suo, era rimasta in ottimi rapporti con molti dei suoi precedenti fidanzati.
Affetto, Stima, Considerazione.
Invece lui, durante i mesi che aveva frequentato Fedra, le aveva parlato di situazioni e aneddoti che riguardavano ciascuna di loro ma senza mai mostrare una particolare partecipazione emotiva o sentimentale (questo Fedra l’aveva notato!).
In realtà, Elsa era l’unica con la quale lui si relazionava, ma la cosa a Fedra non destava meraviglia giacché avevano una figlia in comune e le comunicazioni tra loro erano assolutamente necessarie proprio per questo motivo.
Altrimenti, Fedra ne era quasi certa, anche Elsa sarebbe stata archiviata come le altre.
Del resto, a quel punto, nella sua vita, in maniera del tutto casuale, era comparsa Fedra, che aveva iniziato a soddisfare il suo bisogno emotivo … e non solo.
Fedra l’aveva sopravvalutato.
Ora ne era pienamente consapevole.
Elsa, con i suoi modi un po’ scurrili, l’aveva definito “una lota” e forse questo era il termine che più si adattava anche al suo slang, quello che all’inizio faceva capolino soltanto saltuariamente nelle loro conversazioni, ma che poi col tempo aveva preso il sopravvento. Lo slang.
Come tanto altro, del resto.
Perché non si poteva fingere all’infinito di essere quello che non si era.
Chi nasce nel terreno come le serpi non può volare tra le cime dei ghiacciai come le aquile reali.
Fedra aveva capito da tempo, che lui non era quello che fingeva di essere o, magari, quello che desiderava essere ma non poteva essere, e non per mancanza di mezzi economici ma di spessore umano e di educazione emotiva e sentimentale.
Lui aveva passato i mesi precedenti a quel WhatsApp di chiusura – che era stato per Fedra come un pugno in pieno volto – a dichiarare ai quattro venti di amarla alla follia. Di volerla al suo fianco per tutta la vita e di non temere alcun ostacolo – ce ne erano tanti in effetti da superare – che si fosse frapposto tra loro e questo obiettivo.
Quando parlava in questo modo, Fedra lo guardava scettica e divertita. Smontava questo suo infantile entusiasmo e per questo lui la tacciava di essere fredda, razionale e lucida.
Ma Fedra non credeva da tempo nell’Amore “Per Sempre”. L’esperienza di dolore che aveva vissuto l’aveva resa cauta, disincantata, guardinga.
Eppure, pian piano, lo aveva lasciato fare e dire. In fondo, non se la sentiva neanche di spegnere gli entusiasmi di chi, al contrario di lei, aspirava ancora ad un ideale di amore e di relazione che per lei era semplicemente utopistico.
Ora Fedra sapeva per certo che lui non l’amava. E che, forse, non l’aveva mai amata.
Sapeva per certo che l’amava molto di più lei, che pure, in tanti mesi, non glielo aveva mai detto, nutrendo un profondo rispetto per quelle due paroline, “ti amo”, che erano invece sempre sulla bocca di lui.
Ed in nome di quell’Amore aveva indulto in quella relazione balorda, nata per caso e senza speranza e sulla quale nessuno, compresa lei, avrebbe mai scommesso neanche un centesimo.
Eppure Fedra aveva “continuato”, portandola avanti in virtù del fatto che lui era un ragazzo intelligentissimo, con limiti e fragilità significative, mancanze determinate dalla sua provenienza da un contesto socio economico molto umile e non proprio confortevole; un ragazzo che aveva studiato con una forza di volontà ammirevole ma anche una sfrenata ambizione; un ragazzo che aveva un bisogno spasmodico di essere amato e riconosciuto per le sue capacità intellettive e culturali, soprattutto ai fini di un agognato riscatto socio-economico.
In lui però albergavano numerose contraddizioni.
Non era mite, ma faceva di tutto per apparirlo.
Non era umile, ma faceva di tutto per apparirlo.
Non era volenteroso e volitivo ma faceva di tutto per apparirlo.
Al contrario, era irascibile e rancoroso, grandioso e con un ego smisurato, pigro, indolente, caustico e dissacrante.
Non sapeva nuotare e dichiarava che gli piaceva la montagna.
Non sapeva andare in moto e dichiarava che adorava viaggiare in auto.
Eppure gli sarebbe bastato nulla per imparare. Solo un po’ di buona volontà e determinazione.
Fedra lo aveva invitato spesso a provarci.
Poi aveva desistito, comprendendo che era focalizzato su altro. Non si capiva bene su cosa, ma su altro.
A lui non piacevano molte cose: che gli altri lo osservassero, che gli scattassero foto, che lo guardassero mentre suonava, mentre insegnava, mentre svolgeva una qualsiasi attività.
Fedra capiva, ora, perché avesse sempre dichiarato che non gli piaceva insegnare insieme a lei.
Si sentiva controllato e giudicato. Viveva nel perenne timore del giudizio altrui e come un dramma il fatto che le persone lo potessero giudicare per quello che era realmente.
Voleva dare una immagine perfetta di sé: quella di un uomo colto, intelligente, ironico affascinante.
Queste erano le caratteristiche che avevano portato Fedra ad innamorarsi di lui quando lui aveva “spinto” per introdursi nel suo mondo.
Fedra era una donna intelligente. Intuitiva anche. E aveva indulto non poco dinanzi ad affermazioni del tipo
“Io ora devo investire su di te!” che lui le aveva dato come risposta al consiglio di lei sul recarsi più spesso dalla ex compagna e dalla sua bimba che vivevano lontane.
Fedra non capiva.
“Investire?”
“Su di me?”
Si chiedeva cosa significasse.
E cosa significasse quella sua ritrosia a parlare di Elsa e della bambina, quella sua pigrizia nell’andare da lei, portarla al mare, in montagna o in qualsiasi altro posto che non fosse la casa dei nonni.
Ora lui era divorato dai sensi di colpa. O, almeno, così voleva far apparire (ma la realtà era un’altra!!)
Aveva letteralmente chiuso con il mondo (con Fedra ma anche con i suoi amici e con i colleghi) per occuparsi di quella bimba che pure in un anno aveva quasi dimenticato di avere.
Giusto. Giustissimo, anzi.
Fedra non aveva nulla da recriminare se non che le Persone per lei non erano burattini o bambole che potevano essere utilizzate a piacimento.
E lei si sentiva cosi’ ora, dopo che con quel WhatsApp lui le aveva sbattuto la porta in faccia.
No. Non funzionava in quel modo nel mondo di Fedra.
Ecco perché lei era arrabbiata; perché aveva una grande considerazione delle relazioni, sentimentali o amicali che fossero.
Cura, Dedizione e Impegno.
Ma non quelli che intendeva lui, perché per Fedra lui abusava di quei termini non avendo neanche idea di cosa fossero in sostanza.
Lui non aveva fatto altro, per tutti quei mesi, che polemizzare e criticare, su tutto e tutti:
Elsa e le sue amicizie, i suoi stessi genitori, gli amici, i conoscenti e i colleghi, insegnanti e musicisti.
Per tutti soltanto caustica indifferenza e/o giudizi taglienti con una punta di invidia ammantata di sarcasmo.
La verità – ma questo Fedra lo comprendeva soltanto ora – era che lui mancava di Empatia, di Capacità Relazionale, di Umiltà.
Ci aveva messo un po’ a comprenderlo perché lui era stato abile.
Abile a farla innamorare con una serie innumerevole dí comportamenti anche troppo eclatanti per essere veri, anche troppo plateali, anacronistici, fuori dalla grazia di Dio.
Comportamenti che si erano reiterati nel tempo e fino a poche ore prima di quel dannato WhatsApp.
Con un breve vocale quella notte, rientrando a casa dopo aver cenato insieme, le aveva detto che lei era una persona preziosa e che lui non avrebbe mai voluto perdere.
“I vuless ca tu fossi a femmen ra vita mia”. Voleva che fosse la donna della sua vita!
Poche ore dopo, però, in quella stessa giornata, Fedra veniva violentemente sbattuta fuori dalla sua vita, con delle modalità degne del peggior individuo esistente sulla faccia della terra.
Era un narcisista, ora lei ne era certa.
E non di quel narcisismo “buono” che si traduce in qualche selfie pubblicato sui social. Quello a Fedra faceva bene. Anche alla sua autostima.
In ogni caso, non faceva male a NESSUNO!
In lui Fedra aveva riscontrato, invece, alcuni tratti caratteristici del narcisista “Covert” ma forse, sfortunatamente per lei, non aveva dato abbastanza rilevanza alla cosa ed aveva portato avanti la relazione.
Così si erano verificati episodi in cui alternativamente lui mostrava: vittimismo cronico al fine di manipolare e ottenere attenzione o compassione, ipersensibilità alle critiche, vissute sempre come attacchi personali (Fedra lo ricordava in preda ad un pianto disperato per delle presunte voci diffamatorie sul suo conto!), silenzi punitivi, bassa autostima mascherata (in realtà un senso grandioso nascosto), esigenza di rassicurazioni costanti sul suo valore, invidia per i successi altrui, anche se non lo mostrava apertamente ma come svalutazione e boicottaggio sotto forma di ironia sferzante e dissacrante delle persone intorno a lui, empatia solo apparente e sempre strumentale, usata per ottenere qualcosa, comportamenti passivi-aggressivi, diretti ad evitare il confronto diretto, bisogno costante di approvazione, deresponsabilizzazione e auto assoluzione, proiezione sugli altri delle proprie colpe o insicurezze.
Tratti tipici della personalità narcisistica, secondo quanto Fedra aveva letto o studiato, e che avevano costellato l’intera loro relazione, che si era sviluppata secondo il tipico schema: love bombing, svalutazione, scarto.
Così Fedra aveva subito, a conclusione del nutrimento narcisistico, lo stesso trattamento che era toccato a tutte le altre: dalla prima all’ultima, Elsa, con la quale ora, inopinatamente, dichiarava di voler ritornare per ricostituire la sua “Famiglia” nell’interesse della loro bambina.
Sempre che Elsa fosse stata d’accordo. Ma era tutto da verificare e, ad ogni modo, a Fedra questo non interessava.
Non le interessava se Elsa lo avrebbe ripreso a vivere con lei dopo un intero anno di “blackout” del loro rapporto. Non le interessava e sarebbe anche stato possibile perché era stato un anno in cui lui aveva giocato “fuori casa” e, a parte la sua famiglia ed alcuni pochi suoi conoscenti, di Fedra nessuno era al corrente … e se qualcuno sapeva della loro relazione era chi rapporti diretti con Elsa non ne aveva e non poteva averne.
Lui era, invece, completamente inserito nel mondo di Fedra, che non si era mai lasciata condizionare dal fatto che a lui non piacesse uscire in comitiva e non aveva mai voluto rinunciare per lui ai suoi amici ed alla sua intensa vita sociale.
Lui, di contro, non l’aveva mai portata a casa sua o dei suoi genitori, mai presentata a persone della sua cerchia di conoscenze, mai fatta frequentare le sue zone di provenienza.
Fedra rifletteva sul fatto che lui poteva aver calcolato che, con l’inizio del nuovo anno scolastico, “anno nuovo vita nuova!”. E che si fosse detto “Chiudo con Fedra (percorso complicato, senza neanche la certezza di rientrare in possesso del capitale investito!) e ritento con Elsa (“confort zone” garantita!).
Altro che altruismo genitoriale o senso mistico del martirio (“lo faccio per mia figlia”!)
Fedra ad ogni modo lo aveva osservato molto durante il tempo che avevano condiviso. E aveva notato che lui era eccessivo in ogni sua manifestazione sentimentale, come se dovesse amplificare tutto ciò che provava per suscitare interesse ed ammirazione in Fedra, prima di tutto, ma anche negli altri.
Forse la chiusura violenta del rapporto con Fedra era stata dettata dall’incapacità di reggere a tante bugie e omissioni che aveva messo in piedi in quei mesi per tenerla legata a sé e che, evidentemente, erano diventati un fardello troppo pesante da portarsi dietro.
L’Amore?
Quello era un’altra cosa.
Lui aveva letto tanto, aveva una discreta cultura in merito (Dante, Boccaccio, Petrarca), ma non aveva mai messo in pratica quel nobile sentimento.
Parlava spesso di “condono”.
A significare che quella sua storia con Fedra era per l’appunto rimasta circoscritta nel paese in cui viveva lei, senza mai venir fuori nel suo contesto creando scandalo o semplicemente una scomoda chiacchiera da bar del paese.
Ma Fedra sapeva che era solo una sua illusione perché agli occhi del Signore il condono non esisteva.
“Il condono” – gli diceva – “è un mezzo becero che esiste soltanto su questa terra, e se ne servono di solito gli uomini (gli “ominicchi” di Sciascia!) per sanare le irregolarità commesse e sottrarsi, così, a pene e sanzioni che, altrimenti, sarebbero loro comminate”.
Fedra era molto amareggiata per il modo in cui era stata trattata. Lei era donna di grazia, non di bassezze umane; anima da proteggere, non specchio su cui riflettersi. Come lui l’aveva usata.
(“Mi raccomando a Fedra” gli dicevano le sue amiche più care, quelle che erano a conoscenza del suo passato doloroso, ma lui rispondeva che era lui ad aver bisogno delle raccomandazioni per essere “incappato” in lei!)
In realtà, lui non l’aveva capita, non l’aveva custodita, non l’aveva rispettata. Non era stato capace di esserci. Di restare.
E adesso Fedra sapeva: il problema non era la sua giovane età.
Il problema era che lui non aveva profondità, benché la millantasse. E lei, che viveva nei fondali, era annegata nella pozzanghera che lui rappresentava.
Si era sentita usata senza tocco.
Abbandonata senza storia.
Svalutata senza motivo.
Ma ora vedeva chiaramente che non aveva perso nulla.
Anzi, aveva scoperto il suo nulla interiore.
E si rallegrava che Dio avesse fatto emergere così in fretta – prima che fosse troppo tardi – ciò che era davvero.
Un vuoto.
Travestito da uomo.
Ecco perché Fedra aveva scelto di dimenticarlo. Non era suo costume. Conservava sempre un ricordo delle persone a cui aveva voluto bene. Lui al contrario voleva dimenticarlo al più presto. Perché era stato solo un rumore di fondo in una vita come la sua, che meritava musica celestiale mentre lui, evidentemente, non aveva orecchio per l’Armonia.
Fedra con grande amarezza nel cuore aveva scelto di andare avanti, riservandogli soltanto un augurio:
“Dio ti usi misericordia.
lo, invece, userò discernimento.
E non tornerò mai più indietro”