Ci sono mesi più caratterizzanti di altri nella descrizione della stagionalità. Ottobre è uno di questi. Raramente non vi associamo il colore rosso agrumato delle foglie o il profumo del mosto o, anche, la rassegnata consapevolezza dell’arrivo delle fredde temperature invernali.
Non c’è nulla di cupo. Anzi. Si tratta di un mese piacevole.
Sono piacevoli le temperature, è piacevole il ritorno ad una routine rassicurante rispetto ai ritmi frenetici e incostanti dell’estate. Sono piacevoli i sapori dell’orto e della vigna. E’ piacevole il ritrovarsi con gli amici al cinema o a cena nei salotti delle case.
Eppure, tra tutti serpeggia un sentimento di leggera malinconia, quella saudade che Antonio Tabucchi, raffinato conoscitore della lingua e della cultura portoghese, ha tradotto magnificamente con “un senso di nostalgia tanto legato al ricordo del passato quanto alla speranza verso il futuro”.
Ecco, potrei dire che nell’aria ottombrina è presente questa profumazione che inebria i sensi e che smorza l’acceso dei colori della terra, donando loro sfumature meravigliose che lasciano scie luminose come gli ombretti iridescenti con cui le ragazze truccano gli occhi.
Pagliuzze dorate ovunque. Sul rosso, il giallo e il marrone. Dai toni più sgargianti a quelli più delicati. Toni che ritroviamo tutti nei frutti di stagione: zucche, melograni, loti, uve, castagne, fichi e nocciole. E nelle foglie che colorano alberi e viali. Toni caldi, melodiosi ed accoglienti.
Come il mese di Ottobre, appunto!